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Mare nostrum, il potere dell’Impero

Non fu solo potenza quella dell’impero romano, ma anche vastità, tanto che fu coniato il termine “Mare nostrum” per indicare quanto si estendesse il suo dominio. La Penisola Italica, Balcanica e Anatolica, le coste della Spagna e del Nord Africa: i confini dell’antica Roma sembravano davvero non avere fine. Pronta a sfidare il mare per difenderli da attacchi esterni, un’imponente flotta navale guidata da Ottaviano Augusto, che scelse Ravenna e il Porto di Classe per il controllo dell’intero Mediterraneo Orientale..

 

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Sulle onde dell’Adriatico

Quello di diventare marinai per la Classis Ravennatis, la flotta imperiale di Ottaviano Augusto che trovò dimora nel Porto di Classe, fu il sogno di molti giovani. Coraggiosi e infaticabili, dal porto si abbandonavano alla vista del mare che sembrava unirsi alla terra in una danza fatta di onde e dune. Marinai provenienti da tutto il mondo, sementa e vino, ville e dimore signorili, latino, greco e persiano: tutto fluiva in un’unica eco del mare per offrire uno spettacolo di vita ed esuberante quotidianità.

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Il coraggio del giovane Capito

Quel giorno l’Adriatico sorprese tutti i marinai con onde altissime e violente che si infrangevano impietose contro le imbarcazioni. A nulla servirono preghiere e lacrime, il mare si fece grosso squarciando le navi. Su una di esse, la liburna “Aurata”, perché dicevano rilucesse nel mare, era imbarcato il giovane Capito, che per giorni vagò nelle acque gelide trasportato dalla corrente fino a morire in quel Mare nostrum che divenne la sua tomba. “A Capito, optio della liburna Aurata” recita la lapide a lui dedicata, posta nel Museo Classis di Ravenna.

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